“Tu, mio” è uno dei libri più emozionanti di Erri De Luca. Edito nel 2000 da Feltrinelli, s’intuisce sin dalla copertina quale sarà l’ambientazione del romanzo. In una foto in bianco e nero appare uno degli scorci più belli della spiaggia dei pescatori di Ischia, la prua di una barca, il vecchio carcere in riva al mare; è lì che si svolgerà l’estate di formazione del protagonista.
Il rapporto che l’autore intrattiene con l’isola è davvero speciale, compare spesso all’interno dei suoi romanzi come meta felice, fatta di ricordi che odorano d’estate, tra la pelle che sa di sale e le piante dei piedi neri per aver camminato scalzi tutto il giorno su quelle strade fatte di pietre laviche.
È proprio d’estate che è ambientata la storia. Il protagonista viene dalla città, ha sedici anni e le incertezze e la timidezza di quell’età. Quella sull’isola fu per lui la prima estate in cui riuscì a frequentare ragazze un po’ più grandicelle, quelle della sua età non gli erano mai interessate. Sono gli anni ’50, le strade dell’isola sono libere dalle auto, l’atmosfera è quella di un’isola senza tempo, ancora lontana da quella che è oggi; il romanzo è ambientato nel dopoguerra e con il nostro protagonista gruppi di tedeschi frequentano l’isola per la loro villeggiatura alle terme.
Tra questi c’è Caia, una giovane donna bella e misteriosa che subito attira il nostro protagonista. Tra i due nasce un’amicizia speciale che diventa quasi un incantesimo quando lui assume la voce del padre di lei che ormai non c’è più.
Tra le emozioni e le vicissitudini dei due, trascorre l’estate che cambia fortemente il protagonista che da ragazzo diventerà uomo.
Finirà l’estate, arriverà settembre che si porterà con sé i villeggianti dell’isola. Quell’estate resterà per i protagonisti un dolce ricordo che rivivranno ogni qualvolta i loro piedi s’immergeranno nella sabbia, in riva al mare.
“Incontrarti è stato come il sole che spacca la pelle e l’aspro dello scoglio che indurisce la pianta del piede. Mi hai fatto crescere un’altra buccia sopra la mia, mi hai dato ingresso al mondo chiamandomi tuo”.
