Sorgente di Olmitello

Il mito ha attraversato l’isola d’Ischia senza mai abbandonarla.
Si racconta che il gigante Tifeo, dopo essersi ribellato a Giove, fu costretto a sorreggere l’isola intera. A consolarlo ci pensò Venere che iniziò a trasformare le sue calde lacrime in sorgenti, le stesse in cui sin dai tempi dei romani gli ischitani alleviano i propri dolori.
Furono le acque della sorgente di Olmitello a rendere bellissima la principessa Lavinia e quelle stesse acque, oggi, richiamano turisti da ogni parte del mondo per le sue attività curative.

Siamo a Barano, sulla spiaggia dei Maronti, il litorale più grande dell’intera isola. È qui, su un tratto di sabbia, che scorrono acque sorgive salutari per il fegato e per le gastriti. Seguendo il rivolo d’acqua a ritroso, ci troviamo dinanzi un Canyon, dove l’acqua scorre lenta dalla roccia tufacea.

Le sue meravigliose virtù furono elencate per la prima volta dal dottor Giulio Jasolino e ancora oggi, quell’acqua che in molti bevono, stimola la diuresi, guarisce l’artrite e aiuta in caso di gastrite.

Fu il conte Giorgio Corafà, viceré di Palermo e generale del regno borbonico delle Due Sicilie, a rendere accessibile la sorgente. Il generale approdò sull’isola proprio per le cure termali e, innamoratosene acquistò un’abitazione nella frazione di Testaccio del comune di Barano. Da lì fece costruire una piccola strada che, ancora oggi, porta il suo nome, che arriva fin giù la spiaggia dei Maronti.

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